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Ju No Kata

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Il Ju-no-Kata o Kata della cedevolezza propone lo studio dell'alternanza tra Yin (energia nascosta, passività) e Yang (espressione appariscente dell'energia, iniziativa) nel fluire continuo delle azioni. E' costituito da quindici forme stilizzate suddivise in tre gruppi. Il ruolo di Tori ed Uke si alterna fino alla conclusione dell'azione. Non vi è soluzione di continuità e il principio "Ju" o "Yawara"(assecondare, cedere) pervade tutta l'esecuzione di questo kata. La ricerca dell'armonia è lo scopo principale dell'esecuzione. Ju-no-Kata  nasce nel 1887 e si tratta del primo vero apporto originale del Judo di Kano. Sono evidenti le influenze del Tai-Chi-Chuan  cinese ma, nello spirito del judo, le forme per lo sviluppo del Chi, energia intereiore, sono eseguite in coppia. E' indicato come "Kata superiore" e, in esso, i legami tecnici con il randori e con la pratica sportiva sono minimi. Sviluppa nel praticante la continuità nell'azione e la sensibilità verso il fluire dell'energia, per portarlo ad un'azione spontanea e libera da tensioni inutili.

Come approfondimento riportiamo di seguito l'introduzione del libro "The Main Katas of Judo" di Trevor P. Leggett, LONDON, W. FOULSHAM & CO. LTD.

"JU-NO-KATA (formale dimostrazione del ju o cedevolezza) è uno speciale esercizio, da fare in coppia, concepito dal Dr. Jigoro Kano, il fondatore del judo moderno. Esso non richiede specifici indumenti o attrezzature e può essere praticato ovunque. Considerato una delle figure fondatrici del sistema educativo giapponese agli inizi del secolo, il Dr. Kano introdusse il Ju-No-Kata nell’educazione fisica dei giovani giapponesi e questo era largamente praticato nelle scuole, specialmente dalle ragazze, per le quali egli riteneva fosse particolarmente adatto. Una conoscenza del Ju-No-Kata è ora parte del sillabario nella sezione femminile di judo della Associazione Britannica, nella quale sta continuando la tradizione del Giappone, dove alcuni dei migliori esperti sono donne.
La parola “Ju”, letteralmente “cedevolezza”, ha un significato tecnico nel judo. Il classico esempio è un salice il quale cede prima alla furia della tempesta, così che alla fine i suoi rami rimangono sani, mentre la rigida quercia si spezza. Qualche volta il principio è scambiato come completa “non-resistenza”. Ma bisognerebbe notare che il salice utilizza qualche resistenza per cui le sue radici sono mantenute sostanzialmente stabili; solo che esso non resiste direttamente alla forza del vento. In maniera simile, nel judo, la forza non è contrastata direttamente, ma c’è una resistenza indiretta. La resistenza indiretta è basata sull’equilibrio, la destrezza e la strategia.
Ju-No-Kata contiene in se diversi elementi. Esso è cultura fisica la quale sviluppa un fisico completamente flessibile; è educazione fisica nella quale è esercitato in maniera completa il corpo, con determinazione e precisione, attraverso il principio di disturbo e mantenimento dell’equilibrio; il suo interesse psicologico è profondo perché i movimenti sono metodi d’annullamento della forza applicata al corpo; esso sviluppa la calma interiore perché gli allievi devono apprendere l’equilibrio e la stabilità mentale, mentre affrontano una forza o mentre si trovano in condizione difficili (mentre sono presi). 
Cultura Fisica. I movimenti di stretching sono portati al limite; in particolare Ju-No-Kata rende la spina dorsale estremamente flessibile e le spalle sciolte. In molti dei movimenti il partner deve essere sollevato e dovutamente sostenuto, da terra. Quando questo è fatto con particolare destrezza i muscoli forti del tronco e degli arti inferiori sono esercitati.
Educazione fisica. Gli allievi imparano ad usare la forza giusta nella precisa direzione e ad usare il corpo nella sua unità. Le persone non allenate hanno coscienza del proprio corpo, motoria e sensoriale, prevalentemente nella faccia e nelle mani; il tronco è relativamente fuori controllo. (Studi sulla rappresentazione corticale di Penfield e altri mostrano questo chiaramente). La pratica del Ju-No-Kata da una maggiore consapevolezza e controllo del corpo nel suo insieme.
L’equilibrio, nella maggior parte delle persone, è estremamente carente: esse lo esercitano allineandosi in accordo con presunte linee verticali ed orizzontali negli oggetti intorno. Sono stati fatti in Giappone esperimenti in cui un uomo prova a rimanere in piedi, mentre una tenda a strisce verticali è appesa intorno a lui. Quando la tenda è fatta girare, l’uomo non allenato perde l’equilibrio perché il suo approccio visivo è disturbato, mentre il judoka, col suo innato senso dell’equilibrio rimane stabile, anche su una sola gamba. 
Interesse psicologico. Forze applicate al corpo e metodi per eluderle esercitano l’istinto d’auto conservazione, il più primitivo di tutti. L’interesse suscitato dal judo tocca livelli profondi, come quelli toccati da particolari sport, specialmente giochi con regole complesse.
Calma interiore. Molte persone, specialmente donne, si confondono se affrontate con forza o assalite improvvisamente. Nel Ju-No-Kata le applicazioni della forza sono rappresentazioni stilizzate di attacchi con un pugno o un bastone e così via. I movimenti sono generalmente praticati lentamente. Tuttavia, le uscite da una presa saranno effettuate ad una velocità alla quale esse saranno completamente efficaci. Da questo punto di vista Ju-No-Kata da sicurezza ed equilibrio alle persone nervose.
 

Pratica
Per molto tempo il Ju-No-Kata è praticato lentamente, in modo da approfondire la delicata manipolazione dell’equilibrio e della forza. All’inizio si mira alla precisione e non si usa ancora molta energia. Gradualmente la velocità è incrementata ed una maggiore quantità di forza applicata.
Se si può obiettare che, tali metodi di allenamento, non sono quelli comunemente adottati nella maggioranza degli sport oggi, si può replicare che il Ju-No-Kata richiede un altissimo grado di precisione. Se noi consideriamo attività dove è richiesta precisione, come la musica o la calligrafia, noi dobbiamo sempre pensare di insistere prima di tutto sulla accuratezza e poi incrementare gradualmente la rapidità. L’esperienza mostra che se la rapidità è incrementata troppo presto, la precisione non è mai raggiunta.
Il movimento lento non è contrario allo spirito del Ju-No-Kata. Se l’equilibrio dell’opponente è correttamente controllato, i movimenti potranno essere efficaci anche se eseguiti abbastanza lentamente. 
Comunque il kata non deve divenire “morto”. Il kata è chiamato “morto, quando i movimenti sono fatti meccanicamente e gli esecutori dimenticano il senso di quello che stanno facendo. Gli insegnanti tradizionali hanno speciali modi per prevenire questo: durante un movimento lento l’insegnante agisce improvvisamente facendo una proiezione e lanciando il ragazzo all’indietro. Attraverso questi mezzi il ragazzo sarà mantenuto sveglio. L’obiettivo finale è una calma allertata, senza idee preconcette o tensioni, ma con una piena consapevolezza dell’intera situazione. 
Fare Randori o pratica libera, è un grande aiuto al kata, e Dr. Jigoro Kano introduceva Kata in molti casi, dopo aver raggiunto qualche abilità nel Randori. Comunque il Ju-No-Kata è specialmente ideato, così da poter essere praticato con vantaggio, anche da coloro che, per qualche ragione, non possono effettuare Randori.  

                                                                                                                                                                

Tecnica
Affinché i movimenti del Ju-No-Kata possano essere efficaci, l’attaccante deve essere portato fuori equilibrio, in maniera che la sua mobilità sia ridotta, mentre voi stessi dovete rimanere in equilibrio e in condizioni di relativa libertà di movimento. Se ciò è fatto in maniera corretta, sarete capaci di effettuare i movimenti senza inutile sforzo. Un po’ di forza deve essere usata: lo scopo del judo è di utilizzarla in misura corretta per ottenere lo scopo; né più né meno. E’ un errore fare scorrere il Ju-No-Kata semplicemente con una pantomima, come può sembrare con nessun praticante che realmente ha un efficacia sull’altro. Devono esserci precise spinte, torsioni e trazioni, cosicché questo kata (come ogni altro kata) effettivamente funzioni. Quando eseguito bene, Ju-No-Kata, può essere molto bello, ma la bellezza deriva dall’economia ed efficacia dei movimenti diretti ad un preciso fine; non è una serie di posizioni insignificanti in se stesse.
Ad ogni modo i movimenti non devono essere pesanti; il kata deve essere agile. Le tecniche di judo sono destinate a superare anche i più forti e pesanti avversari e, se il corpo è utilizzato il maniera appropriata, essi saranno battuti nettamente.
Il tempismo è molto importante. I perfezionamenti sono appresi da un insegnante, ma si sviluppano da sicuri semplici principi. La forza dell’attacco sarà evitata e deviata, in maniera che, l’impeto dell’attaccante, porterà questo più lontano delle sue aspettative e in una direzione leggermente differente. Questo significa che egli comincerà a perdere l’equilibrio. Come perde l’equilibrio, la sua effettiva forza diviene minore, e questo è il momento per iniziare il contrattacco. In molte delle sequenze del Ju-No-Kata, l’avversario riesce a riprendersi dall’attacco e attaccare a sua volta. Il risultato finale è familiarizzare entrambi con varie fasi di perdita e recupero dell’equilibrio, in modo che si possano adattare, spontaneamente e naturalmente, a differenti situazioni fisiche.
Una più profonda finezza è quella di usare la reazione dell’avversario. Prendete, per esempio, una tipica sequenza: A ha momentaneamente il più forte equilibrio e spinge B. B si allontana, ma riesce a adattare la sua posizione così che può opporre resistenza. Quando A realizza cosa sta accadendo, egli da una spinta finale per ottenere la massima resistenza, poi, improvvisamente smette di spingere. La resistenza di B, ora non più contrastata, lo porta nella direzione opposta. A lo aiuta attraverso un nuovo movimento, una trazione. A e B stanno ora esercitando una forza sul corpo di B nella stessa direzione, e questo è chiamato, tecnicamente, “Armonia”. Il risultato è che B perde completamente il controllo.
Il risultato è armonico, quando A manovra cosicché B reagisca in una certa direzione e poi, A stesso, applica forza su B nella stessa direzione. Ci sono ancora altri esempi nel Ju-No-Kata. L’armonia non è quella di due amici che cooperano verso lo stesso fine; A e B stanno cooperando, è vero, ma il controllo definitivo di A va verso una conclusione che B non desidera. La cooperazione è quella di un padrone e del suo schiavo o di un imbroglione e del suo gonzo. Di certo, da un più alto punto di vista, c’è armonia nel vero senso, armonia nell’allenare se stessi e il partner, esemplificando il principio del Dr. Kano: “Il reciproco aiuto conduce a benefici comuni”.
Il rapporto di posizione e movimento, deve essere sviluppato nel Ju-No-Kata. Se il corpo è rigido le discriminazioni fini, sono impossibili. Basta guardare un esperto musicista o danzatore; eppure i movimenti sono fatti con fermezza e precisione. La parola “rilassamento” da, alla maggior parte delle persone, l’impressione di afflosciamento, così essa è una parola pericolosa da usare; il segreto dei movimenti del judo è un equilibrio di rilassamento e tensione. Esempi possono essere presi dai movimenti dei gatti; non possiamo affermare che essi hanno movimenti mancanti di precisione, eppure, in qualche modo, a noi sembra che sono rilassati. Il punto è che non c’è tensione inutile.
L’antico classico Cinese Tao Te Ching ci raccomanda di osservare i neonati. La mano è soffice e i muscoli deboli, comunque la loro presa è ferma. Se studiamo come ciò avviene, riscontriamo che le piccole dita afferrano saldamente; gi adulti spesso provano ad usare le loro mani come se fossero delle rigide pinze. Il risultato è che essi non si conformano alla forma della cosa che prendono e la presa è sorprendentemente facile da rompere.
Questi sono punti importanti, e devono essere studiati per un lungo periodo di tempo prima che ci si possa aspettare di poter metterli in pratica. Ma sono molto interessanti. Li studiano i maestri di judo con importanti primati ottenuti in gara, nei Kata, incluso il Ju-No-Kata, e il Dr. Kano stesso affermava che questa ricerca è essenziale. L’appropriato controllo del corpo è una delle più grandi cose apprese dal Judo e, quando si è appreso, se ne trae un grande vantaggio per padroneggiare ogni altro tipo d’attività fisica.

                     

Stilizzazione

L’azione preliminare di ogni attacco del Ju-No-Kata è, certamente, completamente costruita e non precederà mai nessun colpo reale. Ci sono numerosi movimenti simili nel Ju-No-Kata, e qualcuno si chiede perché ci sono.
Uno scopo è allenare ciò che si chiama Nai- ki, o “energia interiore”. Quando facciamo il grande cerchio con il braccio, effettuiamo una inspirazione e sentiamo l’energia scorrere, dentro la punta delle dita distese, fino a farle formicolare. Forse la nostra attuale fisiologia non ha una soddisfacente spiegazione di ciò, ma, di fatto, gli studenti che praticano questi metodi mostrano eccezionale energia e ottima coordinazione sino a tarda età. Questo argomento necessita di ulteriore investigazione, ma, nello stesso tempo la pratica è ciò che interessa per saperne di più".