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Koshiki no Kata

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Una spiegazione del Koshiki-no-Kata è cosa estremamente complessa. Il Koshiki-no-Kata, Kata delle Cose Antiche o della scuola di Kito, ripercorre la storia e l'evoluzione del combattimento a partire dal Yoroi Komiuchi no Jidai (epoca del combattimento con le armature) fino al Judo. Il praticante sperimenta con il corpo i vari passaggi storici. E' ritenuto il Kata più importante per la sua storia e per essere una sorta di anello di congiunzione tra le antiche scuole di Jujutsu e il Judo Kodokan. E' molto difficile da eseguire ed è presentato in poche occasioni importanti, solo dagli alti gradi.  L'azione animata da energia e decisione non è necessariamente rapida e trascende la nozione di stretto contatto con l'altro che  il judoista ha acquisito dagli esercizi di allenamento della forma (uchi komi, butsukari, ecc). L'ideale presenza di un armatura nella prima parte del Kata rende l'esecuzione lenta e pesante, contro l'agilità e la rapidità delle tecniche della seconda parte, quando l'armatura lascia il posto ad una maggiore libertà di movimento.

HONTAI è il migliore impiego della posizione e dell'energia. Ed è argomento di studio di questo esercizio. Hontai include ogni strategia ed ogni tecnica.

Koshiki no Kata si inserisce nel metodo Kodokan Judo nel1921 ed eredità i movimenti del TAKENAKA (ramo della scuola tradizionale di Kito ryu). Esprime la nobiltà del combattimento e illustra un processo di transizione dal JU JITSU al JUDO. 

Kito ryu insisteva su un concetto che si chiama OKI TAORU (alzarsi e ristabilire l'equilibiro, salire e scendere, luce e ombra).

Nell'impiego della propria energia vitale o KI, si possono seguire due strade: YIN (adattarsi al ritmo dell'altro e YANG (imporre il proprio ritmo). Possiamo equalmente avere la meglio con il metoto YIN o con il metodo YANG. Dipende in parte dalle nostre predisposizioni e caratteristiche, ma ancor di più dalle circostanze.

Nella parte OMOTE di Koshiki no Kata abbiamo coppie simili di attacchi e situazioni gestite alternativamente "imponendo il proprio ritmo" o "adattandosi al ritmo dell'altro".

Le prime due tecniche del Koshiki, Tai e Yumenouchi mostrano un argomento che poi sarà fondamentale in tutto il Kata: MUYOSHI (l'assenza di ritmo o il ritmo del vuoto). Con un particolare atteggiamento mentale che chiamiamo FUDO, attitudine ad esserre pronti, concentrando l'attenzione su TANDEN, si ottiene un modo di agire spontaneo, privo di controintenzioni, in armonia con il tutto.

In Koshiki no Kata questo concetto può essere trovato nella prima parte delle prime due tecniche: Tori sente perfettamente l'attacco e al momento opportuno utilizza un solo gesto per neutralizzarlo o volgerlo a proprio vantaggio.

Il Kata è diviso in due parti:

OMOTE

TAI (Corpo, posizione)

YUME-NO-UCHI (Nel sogno) 

RYOKUHI (Evitare l'uso della forza)


MIZU-GURUMA (Ruota d'acqua)


MIZU-NAGARE (Corrente d'acqua) 


HIKI-OTOSHI (Far cadere tirando) 


KODAORE (Tronco abbattuto) 


UCHI-KUDAKI (Fracassare d'un colpo)  


TANI-OTOSHI (Caduta nella valle)  


KURUMA-DAOSHI (Ruota lanciata)  


SHIKORO-DORI (Presa allo spallaccio)  


SHIKORO-GAESHI (Rovesciamento per lo spallaccio)  


YUDACHI (Tempesta d'estate)  


TAKI-OTOSHI (Salto nella cascata)

URA

MI-KUDAKI (Fracassare il corpo)


KURUMA-GAESHI (Ruota rovesciata)


MIZU-IRI (Tuffarsi nell'acqua)


RYU-SETSU (La neve sul salice)


SAKA-OTOSHI (Caduta a precipizio)


YUKI-ORE (Ramo spezzato dalla neve)


 IWA-NAMI (Onda sulla roccia)

Omote/Ura: esterno/interno (Da Dave Lowry, Sword and Brush, the spirit of the Martial Arts, 1999Arnoldo Mondadori Editore, Milano) 
E' giustificabile lo scetticismo del non praticante di fronte all'affermazione che il bugeisha moderno non si interessa a ciò che comunemente viene definito "autodifesa". Dopo aver visto una dimostrazione di arti bugei, soprattutto quelle in cui si mostrano colpi violenti e spettacolari proiezioni, lo scettico diventerà probabilmente anche cinico. Le arti bugei, anche quelle che appaiono passive, per esempio le discipline che si praticano in solitario, come l'arte di estrarre la spada e il tiro con l'arco, hanno per loro natura un carattere marziale. Chi ne negasse la natura bellicosa farebbe la figura dell'enofilo che, nel mezzo delle sue cantine, proclamasse di essere astemio.
Le arti bugei non sono le uniche discipline giapponesi a mostrare tale apparente contraddittorietà. Qual'è il vero obiettivo dell'ikebana? Di certo non è solo quello di creare magnifiche composizioni floreali. La cerimonia del tè è studiata per calmare la sete? No, non realmente.
La contraddizione tra l'ovvio, l'osservabile e il reale riguarda il concetto di omote e ura. In verità, questi due termini, hanno una doppia valenza. In una normale conversazione giapponese, omote e ura significano rispettivamente "fronte" e "retro", "esterno" e "interno". I kanji stessi che li rappresentano si riferiscono a un Giappone quasi preistorico, quando i cacciatori indossavano pelli di animali e avevano necessità di usare parole differenti per distinguere tra gli indumenti che avevano il pelo di fuori e quelli che invece lo portavano all'interno. Omote e ura sono parole che ritroviamo in posti dove ci aspetteremmo di incontrarle - per descrivere le due facce di una moneta, per esempio -, ma anche in occasioni che non hanno un equivalente nella nostra lingua. Noi non penseremmo che un oggetto come una spada possa avere due lati differenti. In giapponese, invece, è così, e omote indica il lato della spada rivolto verso l'esterno quando l'arma è infilata alla cinta del samurai, mentre ura distingue il verso rivolto in direzione del corpo. L'omote è ciò che si vede in superficie, ciò che può essere percepito da un'osservazione distratta e superficiale. Chiedete a uno straniero cosa accade durante un incontro di sumo ed egli vi dirà che si tratta di uno scontro tra due energumeni che cercano di sbattersi o spingersi l'un l'altro fuori da un cerchio. Se rivolgete la stessa domanda a un appassionato di sumo, si aprirà davanti a voi un mondo nuovo. Il soffitto del tipico tempio dove avvengono gli incontri di sumo è adornato con nappe di broccato di quattro colori che rappresentano la tigre bianca dell'Occidente, un drago verde, divinità dell'Oriente e, rispettivamente, un passero rosso e una tartaruga nera per indicare il Sud e il Nord. Sotto la sua superficialità di sport o di confronto agonistico, l'arte del sumo possiede un'ura, cioè una dimensione di profonda spiritualità e venerabilità, un simbolismo sacro.
l'ikebana può inizialmente attirare verso la Via dei Fiori coloro che amano creare attraenti composizioni floreali. Dopo aver iniziato a praticare la Via, però, se il maestro è abile, il novizio comincerà a capire che i magnifici bouquet che crea non sono altro che l'omote  dell'Ikebana. L'ura dell'arte consiste nell'armonizzarsi con la natura, nel perdere il proprio ego attraverso la rigida e difficile disciplina della disposizione geometrica dei fiori secondo i dettami di una tecnica raffinata che si perde nella notte dei tempi.
Così, a sua volta, il bugeisha che viene attirato alle arti militari dalla promessa di forza e violenza esteriori, se ha la fortuna di trovare un maestro in grado di far penetrare gli allievi al livello dell'ura, viene condotto ad un livello che sta sotto la superficie. Dietro la forma apparente, si tratta di una Via di vita, un viaggio verso la dignità, il rispetto di se stessi e degli altri, e un sentiero che spiega ciò che è buono, etico e bello. Non è un percorso ovvio, ma di sicuro esiste. 
Senza dubbio, il più grave pericolo che le discipline bugei devono affrontare in occidente, come in oriente, è la celebrazione del loro omote e l'ignoranza del loro ura.L'aspetto più superficialmente osservabile di una cultura può essere trasmesso con maggiore facilità. E' invece molto più difficile esportare lo spirito che sta al di sotto. Esibizioni in cui si rompono tavolette di legno, spettacolari dimostrazioni di abilità in cui un aggressore finisce a gambe levate, trucchi marziali: questi esempi dell'omote delle arti bugei hanno catturato l'immaginazione degli occidentali. Solo attraverso la perseveranza e la guida di maestri esperti, l'animo dei praticanti potrà essere allo stesso modo catturato dai segreti più reconditi dell'arte.